Memoria,
Se questo sarà il viaggio che porterà la mia coscienza alla redenzione, questo non lo so.
Il viaggio verso Priapul è terminato. Ti scrivo solo ora perchè, invece che la penna, è stata la spada a dover scrivere lunghe pagine di sangue.
Siamo caduti preda di un'imboscata. Era ben preparata. C'erano almeno quattro maghi, almeno due dozzine di combattenti e tre arcieri. E' stato un massacro. Sono rimasto stupito da come Alara sia cambiata in così poco tempo. In quella battaglia l'ho vista pugnalare uno dei maghi alle spalle, lo stesso su cui avevo focalizzato la mia attenzione. Il suo sguardo sembrava chiedermi se aveva fatto bene, se era stata brava.
Memoria, sto commettendo di nuovo gli stessi errori del passato. Non posso farne a meno.
Siamo giunti infine a Priapul. Una guardia subito si è defilata, scortata da altre tre. Siamo stati chiamati, dopo un paio d'ore, mentre eravamo in locanda. Quella guardia, Jalan, è il potente signore di una corporazione di mercanti d'ambra e preziosi che ha richiesto ancora i nostri servigi.
L'avventura non si è fatta attendere perchè, proprio durante l'incontro, una delle guardie si è rivelata come assassino. Il bastardo ha provato a uccidere Jalan. La mia spada e il pugnale di Alara si sono frapposti tra lui e l'assassino, assicurando un veloce viaggio nei nove inferni al lestofante.
La riconoscenza già animava le parole di Jalan e non sarebbe passato molto, prima che ricevessimo la nostra ricompensa. La nostra missione era quella di scendere nel ventre di un antico castello, recuperare il tesoro della famiglia abitante quel castello e tornare a Priapul.
Sembra facile, memoria mia, ma già il nostro committente ci mise in guardia. Quel posto sembrava essere stato teatro di un'oscuro rito che ha estinto di colpo tutto il lignaggio dei Tharrand.
La mattina seguente ci incamminammo verso il castello dei Tharrand. Ci volle qualcosa più di tre ore di cammino per arrivarci, dopo aver passato un angusto sentiero in mezzo ad una fitta vegetazione dimenticata da anni. Le rovine ci accolsero con uno strano puzzo dolciastro, molto simile a quello della decomposizione. Non ci volle molto prima che i primi ghoul ci attaccassero. Non-morti, memoria mia, quel posto ne era pieno. Per qualche motivo, però, non si muovevano dal maniero. Sembravano legati a quel luogo.
Ci aprimmo un varco tra i non morti. Alara quasi danzava con quel pugnale, a suo agio e io con lei sentivo quell'energia che mi scorreva dentro quando combattevo con Gustaav mista all'eccitazione nel proteggere Eiranda. I passi si susseguivano veloci su quel selciato di pietra e l'atrio del maniero ci accoglieva al suo interno. Una strana scultura, evidentemente posizionata in quel luogo successivamente alla costruzione della struttura, troneggiava su di noi. Una composizione di ossa e carne dedicata ad uno sconosciuto dio, di cui non voglio nè scrivere nè pronunciare il nome, teneva al suo centro una specie di teca di vetro e, al suo interno, una bimba, dalle mani raccolte al petto, vestita da un immacolato vestito bianco.
I non-morti si avvicinavano e la situazione si stava facendo sempre più buia e i non-morti ci superavano di dieci a uno. Alara partì verso quella teca e con il pomolo del suo pugnale ruppe il sottile cristallo che imprigionava la bimba. Lei aprì gli occhi, e la bocca in un terribile urlo silenzioso, disumano. Velocemente tutti i non-morti intorno a noi cadevano a terra, sbriciolandosi in polvere mentre quella bimba veniva sollevata a mezz'aria e tirata fuori da quell'orribile tomba d'ossa, carne e vetro. I capelli neri e setosi della piccola svolazzavano trasportati da venti serici invisibili e, mentre piano la sua pelle tornava del salutare colore roseo, la scultura di carne si sbriciolava, diventando, in una manciata di battiti di cuore, solo un mucchio di cenere. La voce soffice della bimba irruppe nella grande stanza, risvegliandoci da quella strana sensazione di trance che ci aveva attanagliati. Mentre andavo nella tesoreria, prendendo quello che ci era stato richiesto li vidi, in un'armeria che sembrava quasi un piccolo scrigno. Uno spadone e un Katar, uno di fianco all'altro. Forse, memoria mia, il ladrocinio non è una buona azione ma, chi sono io per giudicare?
Siamo tornati a Priapul, la missione compiuta e quelle armi nei nostri pugni, affilate oltre ogni dire, più di qualsiasi arma io abbia mai visto. Precise e leggere come solo la magia può rendere l'acciaio.
Consegnammo il bottino e affidammo la piccola ad una matrona di uno stallo per orfani. Ho visto un velo di lacrime negli occhi di Alara. Tante cose ancora non sono chiare ma, presto, sarà il momento di mettere tutte le carte in tavola.